Senzanome

Siediti qui, accanto a me.
Ascoltiamoci nelle nostre vite sconosciute, ritroviamoci negli anfratti della memoria dove si sciolgono nodi e si legano domande.
Scompaginiamo le parole, lasciamo che i significati le arginino in quegli sguardi dove il desiderio di farci è più forte della voglia di possederci.
Ho sempre pensato che riempirsi di qualcosa anestetizzi le inquietudini, quelle salate che ogni volta bruciano su cicatrici mai rimarginate.
Sentirsi, credo sia il modo migliore per aumentare quella sete di vita ed esasperazione che solo le anime in continua tempesta hanno.
Ci si fa di tutto quello che pensiamo non ci basti mai.
Di cibo, di parole, di musica, di pelle, di odori, di risate, di lacrime, di mani che afferrano e braccia che stringono.
Vorrei inscatolare i momenti della tua voce che ascolta la mia.
Vorrei ingoiare la tua timidezza nella mia risata.
Vorrei credere alle emozioni senza dimostrare le prove.
Qual è il tuo nome?

“Senzanome”.

Edifichiamo una recinzione che ci protegga dalle strategie di difesa e ci posizioni in trincea.
Scavalchiamoci nelle stretta di gambe impunite per la paura di aprirle.
“Avanti, non mordo mica”.
Senza chiedere permesso si dovrebbe vivere la vita istintiva di chi corre scalza per le vie di paese.
Mi chiedo quanto possa finire in un libro tutto quello che sento.

Il mio orologio segna Mezzanotte.
Devo andare.
Non ne ho voglia.
Ma tutto torna.

Chi non ha documenti e non ha patria cerca sempre una dimora per riposare.

 

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