Se bastasse una parola

<< Le due parole che uno desidera di più sentirsi dire… “Ti amo?” assolutamente no. “È benigno”.>>

Questo dialogo ricordo che mi si impresse la prima volta che guardai “Harry a pezzi” dove un Woody Allen nevrotico metteva in scena una delle sue personali spigolature.

Le parole, anche per Freud, erano originariamente incantesimi. 
Con le parole, se le si sa usare, si può creare un mondo dove lo spazio tra il dolore ed il sollievo viene del tutto azzerato.
Lemmi appropriati possono rendere felice un uomo ed un altro spingerlo nella disperazione.
Possono tramandate sapere o suscitare un’influenza di massa che induce alla reciprocità.

Trovare le parole adatte è l’unico modo per far si che uomini e donne riescano a comunicare prima di dare illogiche e proiettive interpretazioni agli stati d’animo. Parlare e gettare letteralmente fuori i pensieri nascosti, così da riuscirsi a capire.

In un mondo che ci vuole sempre connessi con una virtualità, ci siamo quasi tutti arresi alla capacita di sentire sul serio. Guardare dentro per tirare fuori. Certe volte il pensiero costante è “Che fatica raccontarsi”, non riuscendo mai a capire sul serio se si annoia, si può esser fraintesi o addirittura, come nel mio caso, disturbare.

Eppure la parola è lo strumento primordiale che ci differenzia dagli animali. Ci permette di cambiare gli esiti della storia, di scrivere la sceneggiatura della nostra vita, la parola è una fagocitosi di emozioni che evocano speranza, intimità, gelosia, perdono, riso, pianto, compassione, e chi più ne ha, continui a mettercele.

Ci aiutano a mescolarci con la realtà in quello che definirei legame intimo perché le parole non sono miopi, ci vedono bene, anche in lontananza, quando le usiamo con il giusto rispetto.

Secondo il filosofo Gorgia la parola era simile ad una spada, poteva più di una lama.

Ecco perché provo, ogni volta che posso, ad averne cura, delle mie parole, quelle da veicolare.

Cura.

“Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire” diceva Alda Merini.

Dalle parole deriva la natura dei ricordi, la possibilità di immaginare e costruire l’avvenire, la spinta a crederci, la magia nel dare un nuovo significato alle cose ma anche l’amara consapevolezza che senza “cura” non si può estirpare il male. E questo, lo dice la scienza.

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