#Modernlove2.0

Il suono di un beep prolungato e fastidioso mi ha svegliato all’alba dal sonno e dal sogno meraviglioso di cui ero ostaggio. Se per Freud i sogni sono la parola del nostro inconscio, in questo, di parole,  non è che ce ne erano molte, ma sicuro a parlare  non erano neanche i silenzi e a dirla tutta, non mi stavo proprio annoiando. In pratica, sempre nel sogno, ero stretta in un abbraccio corroborante fino al midollo, dove labbra, mani e occhi si cercavano in un battere e levare di respiri intensi e se ancora so riconoscere le fasi dell’amplesso, senza risalire al paleolitico per il tempo trascorso da quando, a causa di incontri sbagliati, ho mandato in pensione la mia vagina, sono certa, ma che dico convinta che almeno dormendo stavo facendo l’amore. Certo non so con chi perché il famoso Mister Big era tutto muscoli e nessun volto, ma poco importa…se solo  il trillo del cellulare non mi avesse svegliata sul più bello! La solita fortuna delle single alla ricerca del continuo amore. Neanche dormendo hanno una rapporto duraturo fino alla fine. La mia vita è la metafora delle cose lasciate a metà. Ancora assonnata e con l’occhio destro strizzato, a mo’ di occhiolino al soffitto, gran custode delle mie riflessioni, ho allungato la mano sinistra e preso il mio terzo arto, così chiamo il mio telefonino tutto fare, manca poco che impari anche a prepararmi un caffè. Ma per quello c’è il bar sotto casa. Ho messo a fuoco per capire chi avesse avuto la malsana idea di scrivermi un messaggio alle sette meno un quarto di mattina. Cristiano. Leggo a voce bassa. Cristiano, ripeto ad alta voce. Ci metto poco a capire, cercando nel database del mio archivio mnemonico chi fosse Cristiano. E’ stato l’ultimo imbecille con il quale sono uscita, rimediando le sue private confidenze su un lavoro mal pagato e sul senso della vita così inconsistente. La cena con questo caso da psichiatria numero 31 – così catalogo le uscite disastrose con gli uomini, le numero e le classifico per disturbi da manuale diagnostico disturbi mentali – è stata superata per disgrazia, dal dopocena, terminato in una tisaneria. Adesso, che al fine non c’è mai peggio lo contemplerei solo se ci fosse l’invasione delle cavallette bibliche. Ma tant’è, Cristiano ha permesso di sconfermare anche la Bibbia. Con lui sono finita a bere un tè al gelsomino, seduta su una panca di legno, a parlare della sua ipocondria e della sua pessima relazione con la madre, ritrovandomi a fare da psicoterapeuta, a spiegargli il mito di Elettra, il mio complesso di Edipo e alla fine ho rimediato anche un gran mal di testa.

“Ciao Chicca, ti andrebbe un tè alle 17 oggi pomeriggio?”

“Mi dispiace Cristiano, ma sono stata già invitata dalla regina”.

Perché se una scusa devo inventarmi che sia degna di credibilità.

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