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L’entusiasmo quello contagioso: il mio

Oggi qualcuno, parlandomi, davanti un caffè neanche troppo amaro, guardandomi per un po’ in silenzio, ha detto che sente anzi che ho un entusiasmo contagioso.

È vero.

Credo sempre che la positività trainante sia un tramite che permette di essere noi stessi nella relazione con gli altri e se gli altri sono un po’ stanchini, per dirla come il mio amico Forrest, una mano la si può tendere per tirarli a sè, fosse solo per dire “Non si è soli se si sa guardare oltre”.

La solitudine è una riserva interiore di energia a cui non potrei mai rinunciare, ma dopo si ha bisogno di ricaricare la personale oggettività dando uno sguardo fuori.

Non amo perdere tempo, non amo i lamenti, non amo quelle promesse non mantenute, non amo l’ira, gli avari di emozioni, gli sgarbi lessicali, e tutto quello che inizia a sporcare le mie visioni.

Non giustifico, non perdono e non comprendo quando il sadismo ironico diventa pietra da scagliare ogni momento.

Questi aggettivi non stanno bene nel mio silente io.

Ogni giorno, mentre viviamo, mi sento nuda tra le maschere pirandelliane ma se il “Re nudo” riuscì, prima di morire, a non aver torto, respirando la sua unica aria se non che dalle proprie narici, mi piace pensare che l’esperienza terrena possa regalare quel misticismo che nel trasporto del primo giorno, della prima volta, delle prime sensazioni trova la sua risposta.

Questa scoperta è l’entusiasmo contagioso che mi porterò sempre dietro, nei passi per il mondo.

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