La tua medaglia che faccia ha?

Cos’è l’opportunità di conoscere realmente qualcuno e dove finisce la linea sottile che demarca dall’opportunismo dell’altro?

Quando le due cose si fondono, trasformando l’una in un’ accezione negativa verso l’altro?

Opinabilmente sono portata a sostenere che ci sia, anzi, ci debba essere sempre uno scambio tra due esseri umani che interagiscono, qualsiasi sia il motivo.

Anche perché la società esiste perché esistono gli individui e la solitudine dei numeri primi è relegata alla metaforica scrittura di un libro che racconta di figli unici.

Il do ut des metaforico ci spinge a voler affiancarci tra di noi, spunti da mire affettive, gaudenti, lavorative, professionali, personali al di là delle emozioni. Il motore del mondo, come forza propulsiva, non è forse quel moto uniformemente accelerato che nasce dal dissolversi di un nugolo di solitudini pronte ad unirsi e a fare?

La gamma delle relazioni tra esseri evoluti anni dopo il Cro-Magnon, è vasta; a pensarci bene, anche il fine, se non è machiavellico, non deve essere per forza inserito nella giornata in cui si butta l’usato.

Ci si usa.
Vicendevolmente.
E questo non è sempre una forma di vita dai contorni negativi.

Una catena umana che nelle stretta di mano trova forza e coraggio.

Bella la medaglia, vista da una sola faccia, vero?

Ma c’è un limite. Quella linea rossa che se oltrepassata trasforma l’opportunità di entrata in un’opportunismo che diviene, immancabilmente, anche per lo spirito di conservazione e resilienza che atavicamente ci appartiene, uscita.

E non è neanche di sicurezza ma un semplice calcio in culo, che spinge fuori.

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