La speranza in un barattolo

Un giorno mi disse di non preoccuparmi, si sarebbe risolto tutto e con quella risoluzione so a cosa alludeva.

È bella, ma non la bellezza di occhi curiosi ed attenti o di una figura alta e formosa.

No, lei è proprio bella nel suo minuto e consumato corpo, dove le mani lunghe, quelle che suonano una melodia anche al solo salutarti, sono spesso laccate di rosso.

Mi tiene compagnia, sempre, ogni volta che aspetto su una sedia dove gioco a sudoku o su una poltroncina mentre “scribacchio” poesie.

Ama il mio modo di pensare nell’inchiostro, lei che legge Pessoa tra una chemio e l’altra.

È convinta di riempire con il bello dei libri i vuoti di una solitudine che sente la sta consumando.

Anche le mie parole, sostiene sospirando, “la colmano di emozioni negli occhi”, così dice.

L’altro giorno mi raccontava del suo progetto, una volta guarita, di revisionare un vocabolario.

Ma non un semplice libro dalle definizioni meticolose e complete, anzi.

Un tomo emotivo per malati di cancro.

Catalogare ogni momento di quello che si è costretti, malgrado tutto, ad accettare, chiuderlo nella pagina degli istanti e passare oltre.
“Semmai ad un caffè!”

Poi ha riso, avrà pensato che la sua idea fosse buffa.
È sempre divertente nel suo modo di piangere, interpreta un’ignorante ostinazione di chi crede che fingendo un “tutto bene” poi il bene arriva davvero.

In sala d’attesa s’impara a leggere come si deve.
Ogni storia ha un proprio cassetto.

Mettendo ordine nel mio, ho trovato gli appunti di Anna, una donna che scriveva e poi, nei barattoli della memoria, ha chiuso parole di paura e sofferenza anelando alla speranza di un sospiro per risolvere tutto.

Delle volte ingannarsi serve solo a prolungare un’esistenza che se guardasse la verità troverebbe la sua pace nella fine.
Ho catalogato ogni istante, luogo, data ed ora.

Di Anna ricordo spesso le sue mani quando impaurita, stringevano forti i braccioli di una sedia che le davano appoggio, che “le cose per sostenerti, se ci si aggrappa, almeno quelle, non vanno via, mai”, diceva sorridendo, mentre annegava in una distesa oscura di rassegnazione.
P

oi guardava chiunque le fosse accanto, chiedeva di ballare.
” La cosa migliore che possiamo fare è ballare.”
” E se ci prendono per pazzi, Signor Coniglio?”
” Lei conosce saggi felici?”
” Ha ragione, balliamo!”

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