La ragione è dei fessi?

Cosa succede quando le persone non hanno voglia di parlare ma solo di trovare la loro personalissima ragione?

Che la regola aurea della sana comunicazione, volta alla comprensione, si mette in un angolino e come silente spettatrice Santagostiniana inizia ad osservare.

Muta, nella sua contrita disapprovazione, vorrebbe intervenire in quei dibattiti senza fine e senza logica, perché poi le diàtribe finiscono sempre con il tirar fuori il sedimentato rancore per una parola sbagliata detta nel lontano “quindicidiciotto”, quando i telefonini non esistevano e le lampadine erano cambiate ancora dagli uomini, ma sconfortata rimane in un vigile ascolto pronta però ad intervenire quando davvero la situazione si fa critica e lo strappo potrebbe diventare lacerante.

Non lo so cosa porta gli individui a non voler parlare con un cogito semplice e pacato ma con una perenne istigazione al suicidio della pazienza.

Personalmente, pur essendo una dominatrice della dialettica, anche nelle discussioni più accese, dove il Marte che governa la mia capacità guerrafondaia si scontra con l’aplomb genetico che quello mica lo posso tranciare, nel gioco di dialoghi senza fine, utilizzo la resa in quella che diventa una stanchezza sfiancante essendo saggiamente l’unica arma sensata a disposizione.

Dopo, nel momentaneo abbigliamento avvilito che sono costretta ad indossare, esco di casa, per trovare pace nei passi distratti di una fredda mattina invernale, dove il cielo mi ricorda che non sono in Olanda e nella mia città non ci sono mulini a vento da guardare.

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