La parola è una linguaccia

Ho sempre dato poca importanza alle dinamiche social ma da addetta ai lavori prima e da donna che ricerca sempre una verità intrinseca dopo, la psicologia arcaica che nascondono questi strumenti a me, sinceramente, sta affascinando per la deriva che stanno prendendo: il degrado verbale.

Capita che tra i “contatti” ci sia quello con il quale puoi avere divergenze di idee – e menomale –  perché dimostra la diversità delle aree neuronali. Succede però che c’è chi accetta l’opinabilità di pensiero e chi ne monta su una tragedia neanche fosse Shakespeare in tournée.

Solo in questo mese di inizio febbraio, è il terzo account, di quelli intellettuali – a detta degli altri -che insegnano nelle università analfabetismi funzionali, cazzi e mazzi, come fare la pasta e patate in tre semplici mosse, che irrompe sulla mia bacheca, il primo offendendo una mia amica e quindi la mia difesa severa ma garbata non è di certo mancata ed i secondi due perché non hanno trovato in me pane per il loro denti in quanto non sono un’attaccabrighe “funzionale” e dopo un mio disaccordo ad un loro attacco, mi hanno bloccata.

Adesso, per la pace di tutti, a me possono interrompere anche le comunicazioni con Marte, poco importa e chi mi conosce lo sa.

“Ed allora perché scrivi questo post?”

Perché qui entrano a gamba tesa in casa tua e poi vogliono anche le scuse, perché qui persone che insegnano all’università e sottolineo all’università dove dovrebbero essere formate le nuove generazioni pensanti – Darwin speraci tu che ci credo anch’io – soffrono di mestruazioni mentali che davanti una controffensiva dialettica garbata, sono spinti da uno Sturm und Drang che le crisi isteriche della signora Lucia difronte casa, quando le mancano gli odori per fare il brodo e se arriva suo marito Geppino e non trova pronto in tavola sono borbottii tutta la sera, a confronto sono “camomilla Bonomelli in tazza grande”.

È proprio vero che l’evoluzione ha fallito, soprattutto se è questa la gente da chiamare Professore.

Che a dirla tutta, Gennarino sotto casa, per farti parcheggiare e guadagnare l’euro, chiama “dottò” e “professò” “un poco poco più avanti, alt, alt, sterza a destra”, pure a mamma, che tiene il caschetto biondo ed indossa la gonna.

 

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