Se la massa blatera, a chi tocca pensare?

Quando leggo di persone che scrivono “Non ci vuole il tesserino per essere giornalisti” mi sorge un dubbio anzi due. Il primo, di natura semplice semplice: “Allora sono proprio una scema” per tutta la serietà, dedizione ed anche un bel po’ di bile che metto per fare questo mestiere. E tutto questo ha in sé mille risvolti che a spiegarli sarebbe come aprire lo Stargate per entrare in casa di Et e prendere un caffè. Però poi ci penso bene, ma nel profondo proprio, mi guardo allo specchio e per quel “Non mollare”, sento l’orgoglio salire fin dentro le dita delle mani che digitano. “Quindi scema a chi?”

Il secondo punto, più importante, direi, è che per quante chiacchiere si possano fare, molte sono anche da bar e durante la colazione odio parlare o che mi si rivolga anche il semplice buongiorno di troppo, una regolamentazione in ogni professione deve esistere.

Anzi già c’è!

Gli ordini, tralasciando la diàtriba del “Se funzionassero”, servono nella loro creazione ipotetica a controllare e regolamentare una professione affinché essa possa essere svolta nella sua costituzionalità.

Pinco non può alzarsi la mattina e dire: “Adesso faccio l’avvocato”, perché il sabato sera invece di uscire con Pallina, è rimasto a casa per guardare tutte le puntate di “Un giorno in pretura” e seppur non se ne fosse persa una, un atto di appello non può scriverlo.

Tizio non può aprire un ginocchio a Sempronio, volendogli curare i legamenti di un menisco in usura, solo perché “Grey’s Anatomy” lo ha tenuto compagnia quando ha terminato la sua storia d’amore con Caio. Seppur volesse, un bisturi neanche saprebbe tenerlo in mano, forse neanche coltello e forchetta.

Sostituirsi alla competenza non è così facile, dietro al processo di studio ed aggiornamento non ci sono persone incaute ed incolte, ma solo determinazione e volontà. Certo non sempre ripagano, ma la filosofia del “Se tutti fanno così lo faccio anch’ io” proprio non riesce ad entrarmi nel derma.

Mi scavalcheranno?

Certo, lo so. È matematico come il quattro della somma di due. Ma il modo di vivere rappresenta quello che raccontiamo quando ci troviamo in macchina nel traffico e siamo fermi al semaforo rosso. Non di certo suono alla vettura che mi precede se non scatta il verde ed anche se scattasse e non dovesse ripartire nell’ immediato, penso sempre che forse ha un problema e bisogna aspettare.

Che alla pazienza bisognerebbe dedicare gran parte del nostro tempo.

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