La forza della perseveranza

Perseveranza.

Quando ho imparato questo termine combattivo e guerriero come se Sparta ed i suoi 300 albergassero in ogni cellula del mio DNA?

Credo fossi in terza elementare e per la recita scolastica natalizia, vollero farmi interpretare la stella cometa.

Una bambina timida, allora lo ero molto, incredibile a dirsi, che avrebbe dovuto stare su un palco per tutta la durata della scena, agitandosi in un dondolio inutile e mellifluo, senza dire una parola se non alla fine recitare un semplice “Andiamo, seguitemi!”

Da quella prova ardua e alquanto inutile, imparai cosa vuol dire “insistere” perché lì, quella mattina, praticai su me stessa una dura lotta di “perseveranza” nel non voler fuggire via e far luce agli altri bambini celati in pastori, madonne e bambinelli.

C’erano anche un bue ed un asinello, ma erano di carta.

Con il tempo non ho mai smesso di demordere se dal profondo desideravo qualcosa.

Sempre e solo con le mie forze.

La danza mi ha temprato nella costanza e nel rigore.

Il liceo classico mi ha dato metodo intellettivo e corazza contro le innumerevole raccomandazioni che ogni giorno partoriva.

Ho visto andare avanti persone che, nel riverbero della loro ignoranza, edificavano un sé spocchioso, isolato da quella che doveva essere un’adolescenza paritaria e normale.

Ma quello che più di tutto mi ha stretto nella consapevolezza del non cedere, anche se sei in un angolo ed aspetti di gettare la spugna per non avere il pugno di grazia, è stata la malattia di mio padre.

Lì ho dato il meglio ed il peggio della mia unicità, cambiando strade come se ad ogni bivio bastava sostituire una lettera dell’ alfabeto e ricominciare da dove si era partiti.

Un dizionario interiore, guida nelle favelas dei problemi, dove si guadagnava tempo e si festeggiavano natali.

Tutto grazie a quella “perseveranza” che mi accompagna da quel dicembre ormai di tanti anni fa.

Così ho capito che seppur abbandonati in un vicolo cieco, semmai circondati da persone che giocano a rimpiattino con i personali momenti di debolezza, non demordere è la stella cometa che guida in se stessi.

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