La distanza guarda e distingue

Se avessimo il naso schiacciato contro il “Cenacolo” di Leonardo, riusciremo a vederlo in tutta la sua infinita e calcolata bellezza?
No!
Per riuscire a distinguere le sagome degli apostoli, dovremmo allontanarci di qualche metro, inclinare la testa, aprire bene gli occhi ed osservare con il giusto distacco.
Quel distacco che ci permette di distinguere il volto di Gesù.

La stessa distanza dovremmo prenderla dalla vita per non essere risucchiati dai suoi ingranaggi che ad ogni “cucù” ci ricordano che è passata un’altra ora.


Presi dalla freneticità della quotidiana abitudine, ci sfugge tra le mani la prospettiva d’insieme, che quando sembra che sei riuscita ad afferrarla come un’anguilla, scivola via.
E di nuovo: punto e a capo.
Facciamo, delle volte, senza chiederci il perché, come automi nella fabbrica del mondo.
Ce la prendiamo per sciocchezze e lasciamo chiusa la gioiosa porta delle piccole cose: tanto, sono scontate.
Poi, un giorno, succede qualcosa, così, all’improvviso, che rimescola le carte, manda in paura, fa desiderare la quotidianità del caffè che per scontato avevi così sottovalutato e capisci che con le piccole cose vuoi viverci, riempiono l’anima, rendono forte, anche quando s’inciampa ed il culo puoi cercarlo solo per terra.
Inizi a sforzarti di capire che un << Chi se ne frega! >> nelle tasche è sempre utile tenerlo, fosse solo per asciugarci gli occhi quando le lenti a contatto ce li fanno lacrimare.

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