“Gorgo, mi copri le spalle?”

Il garbo ed il saperci fare sono alla base delle controversie. La diplomazia insegna che le grandi battaglie sono state vinte a tavolino tramite accordi tutelati dal vicendevole interesse, provando a salvaguardare equilibri anche se nel fondo delle tasche c’è un tornaconto comune, ma “dio bonino!”, nessuno esclude dalla vita quel sempreverde “Do ut des”. 
Quello che però noto è la superbia e presunzione di voler qualcosa senza indossare i calzari altrui.

Calzari, si, ho scritto questa parola perché le trattative antropologicamente hanno in seno sempre la metafora di una battaglia, senza morti o sangue sparso quando si tratta di accordi, ma è un sillogistico scendere in arena e guardarsi negli occhi con l’altro gladiatore.

Leonida ha sempre guidato i suoi trecento giocando d’ astuzia ma il suo punto di forza per diventare leggendario contro le Termopili è stata la scelta dei suoi collaboratori.
Uomini allenati all’ arte della difesa e dell’attacco come i fucilieri assaltatori del comando Brigata Folgore pronti a mimetizzarsi e colpire quando è il momento.
Leonida, leader prima di se stesso e poi traino dei passi altrui.
Dispensatore di coraggio, accompagnatore di saggezza, regolatore di audacia.
Ciò che lo contraddistingueva era l’impossibilità di provare e far provare al suo esercito esitazione.

Il tentennare rallenta il passo ed apre feritoie.
Meditare prescinde la ponderazione di una decisione ma la decisione annulla ogni diverbio interiore e sferra il coraggio.

Leonida dalla sua aveva una fedele coscienza: Gorgo.
La donna che più di tutte è stata soldato nella sua patria mantenendo, nella lontananza del marito, compostezza ed autorità
Se il re di Sparta non avesse avuto la tacita complicità della sua regina, che amava tanto, forse il suo scudo sarebbe stato meno propenso agli allori delle descrizioni storiche.

Lo affianca, lo sostiene e lo protegge in un silenzio fatto di sguardi regalati e abbracci mai negati.
Anche Plutarco ne tesse le lodi definendola fiera ammonitrice, già da piccola la sua ribellione si erigeva nei confronti del padre re.
Delineata nel suo acume di donna, mai negando, però, la sua evidente bellezza, Gorgo è l’esempio di come nella reciprocità di un donare amore, riceverne uguale, la complicità del sostenersi è stato l’esito di quella leggenda chiamata Sparta.

[…]

– Gorgo, mi copri le spalle?

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