Donne, e la carriera?

Egon Zehnder, leader mondiale del recruiting manageriale, afferma che l’ambizione femminile, sul lavoro, subisce una battuta d’arresto con l’avanzare della carriera.

Ma cosa spinge le donne a stringere i denti per arrivare in cima e poi, senza corda di protezione, fermarsi in alta quota, in uno stallo d’ossigeno, dove l’unica cosa che si sente sotto le mani e la dura roccia?

Le donne sono scoraggiate, in un mondo dove l’era digitale serpeggia come l’avanguardia a cui adeguarsi, le regole opache della competizione sono ancora appannaggio del mondo maschile.

Le lavoratrici non hanno lobby alle quali stirare le camicie, raramente si candidano, non negoziano e soprattutto non mostrano i risultati raggiunti come i maschi che nella loro siffatta puerilità considerano il successo come un organo genitale da mostrare. 

Le donne, per lo più sono concrete, sempre alla ricerca di vie alternative ed anche se sottoposte a pressioni insostenibili (ndr. la scrivente potrebbe aprire fascicoli infiniti su quest’accusa per ora piena di “in_carichi” pendenti) sul lavoro, l’unica risposta sensata per non perdere il barlume che accende la luce sulla ragione è fermarsi.

Respirare, rimanere in cima e continuare a camminare, perché se la vetta è lontana e la complessità ingestibile della candela che non vale quasi mai il gioco vuole soffiare sul fuoco, la speranza è una terza via per non sprecare il proprio talento.

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