Il diritto alla verità!

Ho un grave problema, se tale si vuol chiamare.
Sono letteralmente incapace a mentire.
Ma su tutto, sia chiaro.
Neanche le “bugie bianche”, quelle dette a fin di bene, il mio desossiribonucleico non è per nulla programmato a saperle mettere in scena.
Per fare un esempio, quando papà mi chiese se stesse morendo, avrei potuto rispondere: “No, ma che dici!”

Invece, senza abbassare lo sguardo, e con le budella che ormai erano inesistenti talmente il dolore era inenarrabile, esclamai un netto “si!”

Questo mi ha portato ad avere non pochi guai.

Eh già, perché nel mondo delle apparenze, del giochiamo a chi le ha più grosse…le tette?  – non ho mai fatto mistero della mia terza abbondante o dei miei traguardi raggiunti, da raggiungere e gli insuccessi collezionati –  stono come il “Per Elisa” suonato dalla diamonica della mia compagna di banco alle scuole medie, Ileana.
Non ho bisogno di mentire per crearmi un’identità farlocca.
A cosa serve, se non a far credere quello che non si è.
L’utile?
Credo una vergogna di se stessi molto forte e nel mio essere onesta, mai vorrei provarla: ho già tanti pensieri di altra natura da tenere a bada, figuriamoci se ne aggiungo altri e di inutili.

Tra l’essere nella sostanza ed apparire nella forma scelgo il diritto alla verità, quella che mi devo, che mi fa piangere quando la meritocrazia viene scavalcata da un’apertura di gambe o un piegamento di schiena ad angolo retto o quella che mi fa sorridere quando semplicemente sono, con tutta la bile del caso, ingoiata, masticata e vomitata.
Perché la verità è soltanto una: gli idioti nella corsa a respirare, sono anche furbi, troveranno sempre un tubo che li permetta di soffiare e campare e visto che dell’ idiozia ho solo un’innato spirito di “battuta pronta”, rimarrò sempre a corto d’aria?

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