Antirabbica sui social

L’antirabbica sui social sarebbe “cosa buona e giusta” se la si distribuisse capillarmente, tale da prevenire gli attacchi d’ira spinti da una boria impetuosa, scaturiti da quell’isterismo uterino, mestruale, a cicli sinaptici, apripista per le caldane verbali di una menopausa precoce dai tratti vertiginosi che sfocia con consapevolezza in quell’andropausa dai lemmi evidenti.

Perché la deriva del “Non si può più commentare garbatamente dicendo qualcosa che si discosta dal pensiero espresso” ormai è ben oltre l’ammutinamento del Bounty, anche se previa dieta, il cocco con il cioccolato potrebbe essere una soluzione alla mancanza di vaccino così da far addolcire quelle dita avvelenate che chissà se oltre la tastiera escono usando un pannolino per non sprecare inutile urina

– anche se la ginnastica pelvica e le visite andrologiche riescono a tenere a bada il problema –

quando il topo di Bansky, all’intrasatta, da dietro un muro esce e fa “Bù”.

Sia mai qualcuno si accorgesse che le gambe tremano e tanto cuor di leone non sono, perché poi non si chiamano neanche Riccardo.

E si sa che i re nei nomi si identificavano, mica ci si nascondevano.

A chi mi dice che la tocco piano rispondo “È vero, però almeno la tocco”.

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