Se bastasse una tisana

Esco di casa trafelata, nervosa, anzi per meglio dire “incazzata”.
Ai contrattempi, però, dopo l’embolo iniziale, puoi solo fare un “pat pat” metaforico che fai da sola perché a te di stare stizzita proprio non piace.
Decidi, per addolcire la metaforica pacca sulla spalla di indossare i pioggini, incappucciarti al meglio e 17:00 pausa cappuccino, tutto il mondo fuori.
Ma è qui che casca il mondo, tutti giù per terra!
Quella che si presenta davanti alla montatura dei miei occhiali è una scena unica, atto primo.
Un lui ed una lei.
Due tisane che temporeggiano con una clessidra da infusione per compagnia, mi sento quasi in colpa ad accompagnare il latte caldo con un piccolo biscotto di pasta frolla pieno di marmellata, ma tant’è, se conforto ci deve essere, che sia confortevole.
Il mio tavolino personale è di fronte a loro, evitare di ascoltarli è quasi impossibile, la loro voce, in questo caso, fa timbro da share.
Lei con fare ammaliatrice gli chiede se stasera può offrirgli una cenetta.
Lui, intento a giocare con una bustina di fruttosio, senza guardarla, sibila un: ” Se proprio vuoi, cosa si festeggia?”
“Ma niente!”, gli risponde con voce in falsetto da bambina dopo essere stata picchiata dalle bulle della scuola ed occhi da Bambi che vede morire mamma cervo.
“E dove vorresti andare?” Chiede questa sottospecie di maschio riprodotto sul cui volto fa bella mostra di sé lo stesso entusiasmo che si ha il due novembre quando sei in fila dal fioraio per comprare i crisantemi.
“Pensavo al ristorante giapponese”.
“Cosa? Giapponese, ma…ma…ma sei matta!
Vuoi farmi mangiare gatti, cani…”
E si, aggiungici anche dinosauri e uomini delle caverne, penso sorridendo.
“No! Al Giapponese non ci andiamo”.
“Ma amore lo desidero tanto, da quando Maria è tornata dal suo viaggio ho pensato che anche noi dovremmo provare nuove esperienze”.
“E niente di meno bisogna mangiar male per provare nuove esperienze” sospira avvilito.
Segue un silenzio tombale, rotto da un entusiasmante sibilo di:” Ok, ti accompagno, a patto che tu mangi, io no, ma i soldi della mia parte, visto che vuoi offrirmi una cena, puoi darmeli lo stesso”.
“Affare fatto!” E come se avesse avuto offerto il lavoro del secolo gli stringe la mano, sigla di uno scempio emotivo.

Sono rimasta basita per la risposta “pensata” di lui e il sorriso ebete a conferma, di lei.
Adesso mi chiedo, come al solito nelle mie riflessioni, cosa spinge una donna a diventare così imbecille: l’avvicinarsi della menopausa o la paura di non trovare più un fallo con cui “annoiarsi?”
Perché questo “campione di risposte” sicuro doserà nel suo egoismo anche le sue prestazioni.
Indosso le cuffiette per evitarmi il resto dei sorseggi indifferenti.
Mentalmente chiamo Darwin e dico: “Vieni qui, siediti, dobbiamo parlare!”

One Comment

  • fabio

    21 Dicembre 2018 at 11:45

    molto divertente!
    secondo me cercavi risposte impossibili…meglio infilarsi le cuffiette subito oppure “godersi” lo spettacolo come al circo sapendo che comunque lascera’ un po’ di amaro in bocca

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